5 Luglio 2008 – Montefalcone del Sannio (CB)

Uno dei miei sogni è sempre stato quello di volare. Pensavo: se potessi essere un uccello potrei esplorare in lungo e in largo tutte le meraviglie del pianeta! Che bello sarebbe volteggiare nell’aria come le rondini, sfiorando le cime degli alberi e librarsi sopra l’ immensità del mare come i gabbiani e ancora, sorvolare le vette più alte delle montagne ed esultare dell’infinita vastità del cielo, come le aquile, in totale ed assoluta libertà!!

Ma un giorno ho scoperto che si poteva simulare il volo degli uccelli attraverso sport come parapendio, deltaplano, o sport estremi come il paracadutismo. Da allora ho inseguito il mio desiderio di poter un giorno praticare uno di questi sport, o magari tutti e tre! Fino a quando, grazie ad Andrea, il mio ragazzo, che era al corrente di ciò, tempo fa ho conosciuto Gianni, un’ istruttore di parapendio e ci siamo accordati per fare un volo di prova.

Il desiderio era forte e non vedevo l’ora di avvertire l’ebbrezza del volo.

Mi hanno accompagnata Monica, la sorella di Andrea con il marito Sandro e le due figlie al seguito, Sara e Luna, mie affezionate nipotine…

Il 5 luglio 2008 arrivati sul crinale di Montefalcone, uno dei luoghi da dove si effettuano i lanci, aspettavamo Gianni che tornasse da uno dei suoi voli.

Ero pronta, in tenuta comoda, scarpe da trekking e maglietta a maniche lunghe per  coprirmi dal vento. Sì, tirava vento, d'altronde è essenziale che ci sia per far volare il parapendio.

Anche gli uccelli rapaci, pensavo, nibbi, poiane... sfruttano le calde correnti ascensionali per poter planare in volo ed avvistare così le loro prede prima di gettarsi in picchiata su di esse.

L’emozione era tanta, ero talmente euforica che sentivo un formicolio invadere il mio corpo e nonostante Gianni mi avesse detto che di solito il primo volo provoca sensazioni di vomito, non mi preoccupavo, non avevo affatto paura. Guardavo gli altri ragazzi svolazzare con il parapendio e cercavo di immaginare quali sensazioni provassero…

Ecco che arriva Gianni in auto. -Sei pronta? - Mi chiede e nel mentre indossa il casco e ne dà uno anche a me. -Certo!- gli rispondo –Non vedo l’ora!- E immediatamente dispiega la grande vela rossa a forma di banana, come dice Luna, e si posiziona lungo il versante abbastanza acclive. Poi mi dice di indossare una specie di grosso “zaino” che mi arriva ai polpacci, la selletta ovvero un paracadute di riserva con un vano per sedersi durante il volo, e di raggiungerlo. Infine mi aggancia con un’imbragatura ai due cavi funicolari, collegati a loro volta alle due estremità dell’ala e siamo pronti per il decollo.

Gli chiedo incuriosita e fremente cosa fare per lanciarci in volo, e come comportarmi durante l’atterraggio, ma lui tranquillamente mi risponde soltanto:-Non preoccuparti, adesso corri con me!...-

All’improvviso, in un batter d’occhio mi ritrovo seduta nella cavità dello zaino e i miei piedi non toccano più terra… -Oh Dio!!.. Ma è stupendo!…- Esclamo.

Una sensazione straordinaria. Era come se fossi capitata in un’altra dimensione. Stavo volando!…

Sentivo il vento che lambiva il mio viso e mi avvolgeva completamente, coprendo pian piano ogni altro suono, ed in lontananza, sempre più fioca la voce della dolce Luna mi incitava gridando a mo di cantilena: -Forza Nic! Forza Nic! Forza Nic!...-

Guardavo il paesaggio sottostante, i fianchi della montagna, il querceto, con gli alberi le cui cime ormai non erano più qualcosa di irraggiungibile ma le avevo sfiorate e sovrastate…

Fluttuavo leggera nell’aria, entusiasta, quasi ebbra ma allo stesso tempo mi sentivo spensierata e serena assaporando una sensazione di immensa Libertà.

Dopo un Gianni mi chiede di prendere i comandi e nonostante mi senta inesperta mi accingo a provare. Prendo in mano i freni e provo una virata tirando l’estremità destra dell’ ala e allentando la sinistra, immediatamente il vento mi spinge verso destra; così viceversa.

Era come se stessi amichevolmente giocando con il vento e allo stesso  tempo riuscivo a controllarlo.

Beh certo, in fin dei conti non sarà la stessa cosa di essere un uccello, ma sicuramente è una sensazione meravigliosa!!.

Poi Gianni riprende i comandi e ci prepariamo per l’atterraggio. Pian piano perdiamo quota avvicinandoci sempre più ad un campo di grano falciato, il luogo di atterraggio. Mi dice soltanto di prepararmi a correre ma all’improvviso mi ritrovo, senza accorgermene, seduta a terra come se fossi stata una piuma.

Ho ringraziato Gianni per la splendida avventura regalatami e gli ho confidato che appena ne avessi avuto le possibilità mi sarei affrettata ad intraprendere questo sport.

Tutto è stato così magnifico ma fulmineo che anche il tempo mi è sembrato volasse… Ho infatti intenzione al più presto di fare un’altro volo e poi ancora un altro ed un altro ancora!!....

 

Nicoletta