Capracotta, 13 Luglio 2008 (Monte Campo, Giardino della Flora Appenninica)

Concerto su Monte Campo. Dedicato al Tibet, con canzoni di Fabrizio De André. A cura di Albino Francia.

Così riporta il programma di Vivere con Cura. Appena letto, era il mese di aprile, mi sono detta che non sarei mancata all’evento. Per una serie di motivi.

Primo: un’escursione su a Monte Campo è sempre un’esperienza ricca di emozioni.

Secondo: De André. Un cantautore le cui canzoni/poesie ti arrivano al cuore e nella mente.

Terzo: avevo sentito parlare di Albino da Antonio e non so perché ero incuriosita dal conoscerlo.

E così da aprile ho tenuto viva nella mia mente questa data fino al giorno dell’incontro.

Verso le 16:30 dal Giardino della Flora Appenninica, dove ero con i compagni di MadreNatura, raggiungo i miei nuovi compagni per la passeggiata-concerto.

Finalmente Albino ha un volto. Ci salutiamo, diamo appuntamento a Nicoletta per una seconda parte del concerto alle 18:00 al Giardino.

Ci incamminiamo e scambio qualche parola con Albino. Mi racconta che si è avvicinato a De André iniziando a suonare alcune sue canzoni. Poi man mano ha incrementato il suo repertorio aggiungendone sempre di nuove, in particolare quelle in cui ritrova un po’ di sé. Mi dice che a Milano a volte si mette in strada, con la sua chitarra e suona perché, aggiunge, invece di farlo da solo a casa preferisce stare fuori in mezzo alla gente. Gente che a Capracotta, dopo una fase iniziale di diffidenza, forse più una fase di studio dello “straniero”, è rimasta affascinata fermandosi ad ascoltare e, i più audaci, a richiedere anche canzoni! E così, mi dice Albino, si è ritrovato in un paesino dove, dopo qualche giorno, tutti ormai lo conoscono e lo salutano come fosse un loro vecchio compagno! E allora mi chiedo “perché si dice che la gente di montagna sia chiusa e poco propensa al nuovo?”.

Inoltre l’esperienza di Albino mi riporta a quando ero a Roma e le strade, le piazze erano animate da artisti di strada di ogni genere. Ognuno contribuiva a donare un tocco di colore alla vita ordinaria dei passanti, cercando sommessamente di arrestarne, seppure per un attimo, il passo frettoloso e distratto. Molte volte mi sono fermata affascinata ad osservarli.

Quasi senza accorgercene arriviamo su alla croce. Uno sguardo al paesaggio, una sola parola “meraviglia”! Un fascio luminoso si fa strada tra nuvole benevoli che coprono il cielo e si proietta verso la valle.  Albino dice che è Dio che ci sta salutando per il nostro arrivo!

Il tempo di collocare la bandiera della pace in un punto alto, scegliere lo “sgabello” in pietra più comodo, sistemare il leggio, accordare la chitarra e poi...finalmente Albino ha anche una voce, che io trovo dolce. Direi un po’ la stessa dolcezza di De André.

La guerra di Piero” e “Via del Campo” (in onore a Monte Campo!) per scaldarsi e poi subito le richieste. Presa dall’entusiasmo inoltro la mia “Il testamento di Tito”, che è la canzone che mi ha fatto avvicinare al cantautore genovese. Così si continua. Io nel frattempo porgo gli spartiti ad Albino, che mi ha affidato, e per me è stato un onore, il compito di selezionare le canzoni.

Ci raggiunge anche un giovane anziano di settantacinque anni in canotta, pantaloncini e scarpe da ginnastica, felice di averci trovati dopo aver fatto su e giù di corsa tra Monte Campo e Prato Gentile. Ci mostra con orgoglio i suoi attestati di partecipazione a maratone in giro per il mondo, custoditi con cura come fossero un prezioso trofeo. Balla, ride, canticchia, a vederlo così entusiasta e spensierato come un bambino mi dico che forse non è vero che la vita va solo e sempre avanti. Ad un certo punto può anche invertire rotta e tornare indietro, facendoci ritrovare bambini adulti, con un bagaglio di esperienze e di vissuto in mano da voler mostrare e lasciare come ricordo, insegnamento o soltanto come testimonianza di “essere stati” a chi ci seguirà.

L’atmosfera si anima e sono ora un po’ tutti a danzare sulla roccia calcarea del monte, tra le cui crepe fanno capolino il millefoglio ed il porraccio, che con le sue corolle purpuree dona un tocco di colore e di allegria. Una vera festa, mentre la voce di Albino continua ad aleggiare nell’aria come una leggiadra farfalla!

L’ora di riscendere arriva e così, mentre ci rincamminiamo, nel cielo si mostra un arcobaleno! L’ho sentito definire come i “fiori dell’estate che ringraziano la pioggia che li disseta” o anche “un ponte per i mondi, un ponte per i sogni”. E chissà perché la sua visione suscita lo stupore di tutti, indistintamente, e allora mi verrebbe da aggiungere “un abbraccio alla gioia”! Scendiamo ed il cammino, ora in discesa, è più spedito. Ad un tratto, di nuovo, il fascio di luce tra le nuvole. Mi viene da pensare, riprendendo il pensiero espresso da Albino precedentemente “sarà il saluto di Dio per la nostra partenza?” ed aggiungo che la Natura nelle sue molteplici manifestazioni lascia dei messaggi che ognuno di noi può liberamente interpretare in base alla propria sensibilità, esperienza o visione della vita.

Giunti alle pendici di Monte Campo continuiamo il concerto nella variopinta cornice del Giardino, ed io ho ancora il compito di passare gli spartiti.

Infine anche questo bel pomeriggio arriva al suo capolinea, ma resterà il ricordo di aver conosciuto belle persone e di aver condiviso con loro un altro tassello indelebile di vita e come splendida cornice la Natura!

                                                                                                                                 Isabella