Agnone, 19 Agosto 2007
(Capracotta-San Pietro Avellana)
Siamo arrivati al quarto
capitolo delle passeggiate di “Vivere con
Cura”.
Inizio stavolta con una
nota negativa: Antonio non ha potuto partecipare, colpa di un ginocchio un po’
capriccioso. È un peccato perché per me, come sono convinta anche per gli
altri, la sua presenza è fondamentale.
Il cammino ci porterà a
San Pietro Avellana.
Oggi non siamo sulle
tracce di nessuno: né pastori della transumanza, né impavidi Sanniti. Oggi
forse ognuno cercherà solo sé stesso.
Percorriamo sentieri
tracciati, o persi nella vegetazione e strade rotabili guidati da Nicola, il
pastore.
Il suo passo spedito e
sicuro mi fa pensare che conosca come le sue tasche questo territorio e allora
mi dico che sarà inutile tirare fuori dallo zaino le cartine che ho
accuratamente stampato la sera prima.
La prima parte della
passeggiata è caratterizzata dall’assidua presenza dell’eringio definito
“ametistino”...un’ombrellifera spinosa dal colore violaceo intenso. Ce ne sono
dappertutto e nel loro insieme conferiscono un tocco di colore ai pascoli semi
abbandonati ormai secchi ed ingialliti a causa della siccità di questo periodo.
Di frequente compaiono
anche i pungenti ginepri, molti hanno già maturato le loro bacche blu. Ne
raccogliamo alcune, ognuno le userà a suo piacere. Nicola ci suggerisce di
assaggiarne qualcuna e subito il sapore aromatico delle bacche si sprigiona
nelle nostre bocche.
Passiamo davanti
all’Osservatorio Astronomico e verso le 11:30 facciamo colazione, anche se a
giudicare dalla consistenza del pasto sembra più un pranzo. Il pastore infatti
ci ha portato del pane bagnato nell’uovo e fritto, con pancetta e pollo. Dice
che era il pranzo tipico dei pastori durante il loro duro lavoro.
Nell’area che ci ospita
per il nostro pranzo notiamo che su delle rocce sparse qui e là c’è del sale. È
per le mucche...che bello pensare che qui su questi pascoli certe tradizioni
ancora sono vive!
Scolliniamo per
raggiungere una strada interpoderale che poi ci condurrà su quella principale.
Qui tra chiacchiere con i
miei compagni attirano la mia attenzione due elementi naturali in particolare.
Un sanguinello, una specie di corniolo, con i frutti. Nel guardarlo capisco
finalmente perché lo chiamino così. Prima facevo affidamento solo alla mia
immaginazione, che però non riusciva a donare ai miei occhi la stessa tonalità
di rosso che adesso posso percepire dal vivo qui davanti all’arbusto sanguigno.
Uno spettacolo!
E poi un albero che ci
mostra dalla parete del versante le sue radici che si fanno strada nel terreno.
E penso che è come se si stesse mettendo a nudo, svelandoci i suoi segreti...in
fondo di un albero vediamo sempre il tronco e la chioma, ma le radici si
scoprono solo in rari casi come questo. Oserei dire che l’albero si manifesta
nella sua intimità, con le radici che penetrano nella terra ancorandosi con
forza ad essa, in una sorta di amplesso che sancisce la loro unione. Terra e
radici: l’una imprescindibile dall’altra!
La strada fortunatamente,
vista l’ora, è in ombra, grazie alle chiome frondose di cerri, aceri e carpini.
E qui mi immergo, in armonia con la natura, nei miei pensieri. Penso che queste
passeggiate siano caratterizzate da molti elementi in comune. Il tempo che
scorre inesorabile; il passato, quello più recente dei pastori della
transumanza e quello più remoto dei Sanniti. Il sole, l’acqua, le montagne...e tutto
ciò che è pura Natura. L’abbraccio, virtuale o reale, rivolto ai diversi
componenti del paesaggio. L’orizzonte lontano; la meta tanto ambita prima e poi
conquistata. Sensazioni ed emozioni forti, quasi viscerali, che ti tolgono il
fiato.
Tutte queste
considerazioni vengono accompagnate dal rumore costante e deciso dei nostri
passi sull’asfalto, che scandisce il ritmo del cammino. Sembra una danza
tribale!
All’arrivo sulla strada
principale ci dirigiamo verso la fontana, dalla quale speriamo di essere
dissetati, visto che le nostre bottiglie sono ormai vuote. Ma nulla, neanche un
filo d’acqua.
Non ci resta che
raccogliere qualche mora, se non altro per prendere un po’ del loro succo
prezioso.
Arriviamo al paese e qui
per fortuna c’è una fontana che ci accoglie con quel poco di acqua sufficiente
a rinfrescarci.
E qui si conclude il
cammino, vengono a prenderci in macchina e rientriamo a Capracotta.
Isabella