Agnone, 20 Maggio 2007
Percorrendo gli antichi
sentieri dei pastori come ai tempi della transumanza.
Partenza da Capracotta,
arrivo ad Agnone.
Il viaggio ha inizio lungo
un sentiero che ci conduce alle pendici di Monte Campo, costeggiando la strada
statale. Un connubio tra antico e moderno.
Le piogge dei giorni
precedenti hanno attenuato la calura ed il tiepido sole ci sorride nella nostra
impresa. Eh già! Perché per noi non abituati a così lunghe distanze quella di
oggi ci sembra proprio un’impresa! Non sarà ardito tentare di imitare gli
antichi pastori? L’idea è troppo allettante per rinunciare!
Iniziamo così muniti di
bastoni, scarponi, cappelli e sonaglini antivipera. Non manca un cestino per la
raccolta di preziose erbe!
Erba, fiori variopinti,
arbusti sparsi e più oltre le montagne. Che spettacolo!
Nove salici ci attendono
nel nostro cammino. Dicono che il nove sia un numero sacro. Sarà un boschetto
sacro? La sosta è dovuta e voluta.
Ripreso il viaggio nuovi
incontri ci aspettano. Che simpatico il grillo campestre che corre alla ricerca
di un sasso sotto cui nascondersi. E gli scarabei stercorari che fanno rotolare
una palla di sterco, muovendosi come giocolieri su di essa. Per loro non è una
cosa sporca, è la vita. Un moderno pastore con le sue pecore ci saluta da
lontano. Sotto i nostri piedi compare qui e lì una splendida carlina, sembra un
sole in terra. E poi...ma guarda quel bruco dove ha deciso di finire la sua
vita strisciante per iniziare quella che lo porterà in volo trasformato in
leggiadra farfalla! È sulla trave di un vecchio trullo che ha formato la sua
crisalide. Nel nostro cammino siamo giunti in prossimità di un ricovero di
pastori. Uno, due, tre ricoveri e resti di chissà quanti altri ancora ci fanno
immaginare la vita su questa montagna durante la transumanza.
“Qui potevano alloggiare
due pastori” ci diciamo. “Qui c’è posto solo per uno. Ma avevano freddo? Cosa
si raccontavano? A cosa o a chi rivolgevano i loro pensieri nel silenzio della
notte?” Domande che resteranno irrisolte nella nostra mente. Testimonianze
dirette di una vita ormai così lontana non ce ne sono quasi più.
Spinti ancora da una sorta
di emulazione che ci ha accompagnato sin dall’inizio, non esitiamo ad entrare
in questi ricoveri, quasi a voler carpire da quelle pietre e da quelle quattro
mura sensazioni di chi molto tempo prima ci ha preceduti.
Abbandoniamo la nostra
temporanea dimora con un po’ di dispiacere, ma la strada da percorrere è ancora
lunga ed il tempo tra mille riflessioni trascorre.
Continuiamo e intanto ci avviciniamo
alle pendici di Monte San Nicola. Il nostro sguardo si sofferma all’orizzonte.
Agnone ci appare e alle spalle ancora Capracotta. Come sembrano annullarsi le
distanze da quassù! Basta tendere le braccia ed avvolgiamo in un abbraccio
ideale i due paesi!
Ci lasciamo Monte San
Nicola alle spalle e scendiamo sulla statale. Non troviamo l’imbocco della
vecchia strada comunale Capracotta-Agnone. Per fortuna un passante ce la
indica. Il tempo ha cancellato ogni traccia di quell’antico collegamento. Solo erba
alta...orientandoci alla meglio ci dirigiamo verso la Fonte del Duca, dove ci
regaliamo una meritata sosta per il pranzo. L’acqua che sgorga dalla fontana rinfresca
le nostra membra e ci tiene compagnia con la sua melodia.
Di nuovo in cammino.
Stavolta è un campo di grano che ha nascosto il sentiero. Lo attraversiamo e
come è dolce farsi accarezzare dal grano a sua volta accarezzato dal vento che
lo fa ondeggiare lievemente!
Ritroviamo il sentiero,
ormai Agnone si avvicina sempre di più. Passiamo davanti a delle case e delle
persone gentili ci offrono da bere. Ora ci toccherà affrontare l’ultimo tratto
in salita. Una stradina che taglia il bosco si inerpica sul versante...il
nostro viaggio sta per terminare. Com’era lontana la meta! Questa giornata lascerà
in ognuno di noi un ricordo particolare. A me ha lasciato una forte sensazione
di libertà, perché la Natura è libera, e di felicità, perché come non si può gioire
di fronte a tanta meraviglia! E poi il fatto di aver portato a termine quella
che all’inizio appariva come un’ardua impresa è una soddisfazione immensa. Non
so se mai ripeterò una tale esperienza, ma una cosa è certa, non la
dimenticherò mai!
Isabella